Khiva

C'è una piccola cittadina nell'Asia centrale che dal 1990 è Patrimonio dell'UNESCO, il suo nome è Khiva. Piccola città dell'Uzbekistan, ed è divisa in due parti; L’Ichan Qala, la parte interna e antica dove si trovano i monumenti più interessanti e il Dishan Qala, la parte esterna e moderna.
L’Ichan Qala (la Cittadella), racchiusa da mura alte fino ad 8 metri e dove al suo interno sono custoditi circa 50 monumenti tra moschee con cupole e minareti dai raffinati ricami, oltre a 250 tra abitazioni e palazzi che rivaleggiano con esse per grazia e leggiadria
Le sue tracce risalgono all'VIII sec. dove viene citata come una piccola fortezza e centro commerciale in quanto ubicata sulla Via della Seta, fù capitale nel XVI secolo del regno timuride.
La piccola città carovaniera è una vera perla dell’architettura islamica, ma divenne famosa anche per il commercio degli schiavi.

Durante il periodo sovietico, Khiva fu infatti sottoposta ad un ambizioso processo di restauro che l’ha, in qualche modo, “congelata” nel tempo, trasformandola in una sorta di museo a cielo aperto.
La sua integrità e perfezione dell'insieme architettonico permette ancora oggi ai cittadini del luogo di vivere all'interno delle mure godendo ogni giorno la sua totale bellezza oltre che dalle numerose architetture come la Madrasa Amin Khan con i suoi 4.680 metri quadrati di superficie, oltre ad essere la più grande madrasa di Khiva e anche quella che mi ha colpito di più per i colori delle piastrelle e per l'eleganza della struttura, così come per il Minareto Kalta Minor dove è possibile incontrare alcune spose per il loro servizio fotografico prima delle nozze. Il minareto è attiguo alla Madrasa Amin Khan, di forma a tronco di cono rovesciato imponente e tozzo ed è completamente ricoperto da ceramiche nei toni del verde e del turchese. Si racconta che il Kalta Minor avrebbe dovuto raggiungere i 90 metri di altezza diventando il più alto del mondo, ma la sua costruzione fu interrotta a “soli” 26 metri dopo la morte del suo committente.
La Moschea Juma è divenuta famosa per le oltre 200 colonne di legno che ne sorreggono il soffitto. Tali colonne sono disposte ad interasse di circa 3 metri l’una dall’altra. Il soffitto è anch’esso ligneo con travi a vista. L’ambiente risulta buio ed è importante visitarla in pieno giorno in modo che la luce solare possa passare dai lucernari presenti nel soffitto e ammirare la bellezza delle colonne intarsiate.

Il Mausoleo di Pakhlavan Mahmood è un’altra bellezza di Khiva che mi ha lasciato a bocca aperta, dedicato a Pakhlavan Mahmood: filosofo, sufi, poeta e artista, ma anche lottatore. Vissuto a Khiva tra il XIII e il XIV secolo, Pakhlavan Mahmood è conosciuto come santo guerriero dell’Islam ed è divenuto poi patrono della città; per varie vicissitudini è paragonato al San Giorgio della tradizione cristiana.
Dall’esterno l’edificio si riconosce per la mastodontica e scintillante cupola verde smeraldo, mentre l’interno, in stile persiano, è un tripudio di maioliche blu. Oltre alla tomba del santo guerriero, all’interno sono custodite anche le tombe del khan Isfansdiyar e dei suoi famigliari.
Khiva come accennato nelle prime righe ebbe un importanza strategica in Asia Centrale, dove anche il bazar aveva una valenza non solo commerciale ma anche politico-sociale.
I commercianti del luogo che con i loro bazar avevano modo di commercializzare con i mercanti di passaggio della famosa Via della Seta. 

Non poteva mancare la visita ad un caravanserraglio luogo che accoglieva e dava ristoro ai commercianti provenienti dalle zone più lontane, insieme alle loro merci e ai loro animali.
Visitando il Caravanserraglio di Allah Kuli Khan è possibile vedere la struttura tipica dove tutt’oggi ospita un bazar.

Avrei ancora molto da scrivere, ma mi piacerebbe accompagnarvi di persona per farvi ammirare questa stupefacente cittadella e vivere l'esperienza di un thè in una casa locale con musiche e danze Uzbeche.  Pierluigi Cruciani




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